Il talento di Lasta incanta lo Zandonai

Aggiornato a Domenica, 15 Gennaio 2017
Notizia di Giovedì, 17 Novembre 2016

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Ripubblichiamo la bellissima recensione che Anna Maria Eccli ha scritto sul concerto di Daniele Lasta con l'Orchestra Machiavelli

Il talento di Lasta incanta lo Zandonai

di Anna Maria Eccli
ROVERETO - Senza fiato, con lo sbalordimento di trovarsi di fronte un adolescente che molto ha compreso e molto sa già dire al mondo. Daniele Lasta, ragazzino di 17 anni cresciuto all'ombra della Quercia, con la frescura ma anche le timidezze che una cittadina di provincia ti fa respirare, ha davvero lasciato tutti senza fiato. Sul palco dello Zandonai con l'Orchestra veronese Machiavelli (altra bellissima realtà, sorta appena due anni fa e composta da giovani talenti), Lasta si è cimentato col variegato testo del Concerto n.3 di Ludwig Van Beethoven. Quaranta minuti di serrato dialogo con l'Orchestra, un tessuto mandato tutto a memoria, come solo i grandi sanno fare, caratterizzato da vorticosi saliscendi, movimenti in sedicesimi, continui cambi modulari e umorali, che trascinano rapidamente l'ascoltatore dai picchi trionfali alla melanconia più lirica, per dissolversi infine in un rondò fanciullesco. Un concerto che al solista richiede un notevole sforzo fisico, oltre che mentale e che ha visto Lasta, alla sua prima esperienza con un'orchestra, sfoggiare una sicurezza, una precisione negli attacchi, davvero straordinaria. Il Concerto era organizzato dalla Scuola Musicale Zandonai che, in collaborazione con l'Associazione Filarmonica, voleva premiare il migliore allievo, d'accordo, ma ciò che è avvenuto sul palcoscenico è andato oltre ogni aspettativa. Richiamato sul palco dagli interminabili applausi, inesauribile, Lasta ha voluto ringraziare con un bis altrettanto esplosivo, una sua improvvisazione (questo ragazzo di indubbio talento, cresciuto da autodidatta fino a quattro anni fa, è anche compositore), virtuosistica e forse simbolica, con quel suo imprevisto arrestarsi. Quasi a dire che per quanto il futuro non possa essere qui, tutto sia già condensato nel farsi di una scrittura capace di turbamento, illuminante. Una nuova corsa a rotta di collo sulla tastiera senza il segno d'uno spartito davanti e l'ovazione è stata totale, di pubblico e orchestrali. Tutti in piedi ad applaudire una vera promessa che, in sovrappiù, ha saputo regalare l'immagine più bella e certa del talento, fatta di freschezza, insicurezza, ricerca, lavoro, gratitudine. Quanto abbia ancora da dire al mondo, questo giovane artista, lo si ignora, ma se le strade evolutive sono misteriose, una cosa per ora è certa, a noi non resta che dire: chapeau!

Articolo pubblicato su Il Trentino del 16 novembre 2016