Una riflessione di Maria De Stefani, docente di Pianoforte alla Civica, sulla metodica didattica individuata da Alan Fraser, docente, pianista che sarà alla Civica per una masterclass nella settimana...
Aggiornato a Venerdì, 25 Giugno 2021
In principio… The Hand
di Maria De Stefani
In principio era la mano…
… e la mano ha dato vita al suono…
Con queste parole si conclude The Pianimals, l'ultimo lavoro di Alan Fraser sull'arte del suonare e insegnare il pianoforte. Qui la genesi, la genealogia è tutto. Nulla è lasciato al caso. Una creatività disciplinata si fa largo attraverso le pagine del Manuale dell'insegnante e dei due volumi di brani musicali a disposizione degli allievi.
Non solo parole e musiche. Un cospicuo corpus di originalissime illustrazioni di Jascur Dragan presenta un caravanserraglio di Pianimali che mostrano, ognuno alla sua maniera, come organizzarsi al meglio per rendere giustizia a quel suono, quella particolare disposizione e inflessione di note, quelle dinamiche o articolazioni annotate sul pentagramma. Notazioni visibili e leggibili, sì, ma insufficienti, da sole, a produrre quel suono che misteriosamente prende corpo e forma, s'incarna e s'infiamma al contatto con la tastiera.
La mano, e, per estensione, il corpo in movimento, con la sua infinita intelligenza e mobilità, è all'origine di tutto. Dà forma e rende visibile l'invisibile, come ama ripetere Alan Fraser.
Il pianista e pedagogo canadese, naturalizzato serbo, non fa certo mistero della sua genealogia personale e professionale: padre, medico genetista; mentori, alcune delle menti più geniali della ricerca applicata all'uso del corpo, quali Moshe Feldenkrais, Philip Cohen, e il pianista virtuoso Kemal Gekić.
Proprio quest'ultimo è all'origine della folgorazione che porta il giovane professor Fraser, nel 1988 a Montreal, a prenderne le difese allorché il pianista yugoslavo - la cui tecnica ed espressività non possono non evocare il nome di Horowitz - viene clamorosamente escluso dalla finale del concorso pianistico internazionale. Ne nasce un sodalizio umano ed artistico che lo porta nei Balcani nel bel mezzo del conflitto degli anni '90, all'Art Academy di Novi Sad.
Un percorso tuttora fecondo e potenzialmente senza fine. Volto ad analizzare e a rifondare la tecnica pianistica. Fatto di osservazioni ossessive e sistematiche sulla genesi, lo sviluppo, la trasformazione, la proliferazione e l'espansione del suono pianistico in tutte le declinazioni possibili e immaginabili.
E oltre, se possibile. Non a caso, l'illustratore, passati in rassegna ben 76 pianimali, tra comparse e personaggi più o meno principali (dai nomi finemente e inesorabilmente impreziositi da allitterazioni e assonanze, spesso ironici e pure allusivamente impertinenti, come Dylan Dove, Gavrilo Gorilla, Wanda Woodpecker… letteralmente impossibili da tradurre!) non sapendosi più fermare, ipotizza l'esistenza di pianimali nello spazio e disegna un estatico alieno che, con la sua prodigiosa mano ben coordinata, esegue chissà quali meravigliose musiche cosmiche.
Un “equilibrio instabile” è il biglietto da pagare per quest'avventura che fa incontrare il suono e il movimento: il rischio, ma anche la garanzia, è di attraversare quasi incolumi i pericoli fisici ed emotivi connessi con l'incontrare faccia a faccia l'immagine del sé-creatore che ognuno porta dentro, magari inconsapevolmente.
Come ogni buon abile trainer Feldenkrais, Fraser conosce tutti i trucchi per il corpo e per la mente, sa dove sei, e ti porta in qualunque direzione, anche se non in maniera lineare, o come uno desidererebbe o si aspetterebbe. Utilizza la metafora della mano come un corpo in miniatura, procede organicamente verso l'acquisizione del movimento grazie alla ricchezza delle esperienze sensoriali, partendo dalla posizione della mano da sdraiata, allo stare in piedi, camminare, correre, ruotare, saltare sui tasti.
Anche il suo lessico è spesso poco convenzionale, onomatopeico e bizzarro, nello sforzo di descrivere a parole un gesto, un atteggiamento o una disposizione che può trovare origine da qualche immagine inconscia, o farsi strada attraverso l'affiorare di qualche memoria archetipica, cinetica o sensoriale che non ti aspetti.
La via maestra, come insegna Moshe Feldenkrais, è immergersi nell'esperienza, che ha valore in quanto tale, per te, unica, inimitabile, e va oltre le parole che tentano di descriverla.
La pubblicazione del Teachers Manual, andata in stampa poco prima della seconda ondata del COVID-19, con le sue catene di step che insegnano gradualmente l'acquisizione dei corretti movimenti prima di eseguire l'esercizio al pianoforte, non potrà mai pareggiare la vividezza delle ATPM* (serie di Pianimals Institute I e II) che Alan Fraser ha offerto contemporaneamente on line a pianisti e insegnanti sparsi in tutto il mondo.
Tra becchi d'uccello, brutti anatroccoli, cigni e leoni, ecco come, poeticamente, una dei partecipanti ha saputo restituire la grazia e la leggerezza di quelle lezioni:
Gallery view
Unmasked we met,
Together pecking bird beaks on fall boards,
Standing ugly ducklings into beautiful
swans,
Grasping key's edge to learn the next ATPM
from dear Alionus,
Leveraging our way toward “the most
beautiful sound in the world.”
Maria De Stefani
* L'insieme delle lezioni create da Moshe Feldenkrais, ATM, acronimo di Awareness Through Movement (in italiano Consapevolezza Attraverso il Movimento), a cui Fraser aggiunge la P di Piano.